{"id":3139,"date":"2020-07-24T09:11:45","date_gmt":"2020-07-24T07:11:45","guid":{"rendered":"https:\/\/laborest.site\/le-cefalee-delleta-evolutiva-cosa-sapere-e-come-intervenire\/"},"modified":"2020-07-24T09:11:45","modified_gmt":"2020-07-24T07:11:45","slug":"le-cefalee-delleta-evolutiva-cosa-sapere-e-come-intervenire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laborest.com\/it\/le-cefalee-delleta-evolutiva-cosa-sapere-e-come-intervenire\/","title":{"rendered":"Le cefalee dell\u2019et\u00e0 evolutiva: cosa sapere e come intervenire"},"content":{"rendered":"<p>La cefalea in et\u00e0 evolutiva, come per l\u2019adulto, ha assunto frequenza e caratteristiche tali da renderla spesso una malattia invalidante con impatto nella qualit\u00e0 di vita importante. Si ripercuote in maniera negativa sulla vita ludica, scolastica e relazionale dei bambini, cos\u00ec come dei genitori e dell\u2019intero nucleo familiare. Essa ha rappresentato da sempre il simbolo della malattia psicosomatica i cui fattori propriamente neurologici interagiscono con altri pi\u00f9 propriamente psicologici. La conoscenza di entrambi questi aspetti \u00e8 fondamentale per comprendere la reciproca modulazione e per poter calibrare gli interventi in funzione delle specificit\u00e0 situazionali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Classificazione ed epidemiologia <\/strong><\/h3>\n<p>Dal 2018 abbiamo a disposizione una nuova classificazione delle cefalee, che fa seguito alla versione provvisoria ICHD 3-beta del 2013, ma nella quale rimane costante la divisione in cefalee primarie e cefalee secondarie. Le forme primarie sono: emicranie, cefalee tensive, cefalalgie autonomico-trigeminali e altre forme particolari dell\u2019et\u00e0 evolutiva<sup>1<\/sup>. Sono proprio le cefalee primarie a costituire la maggioranza dei casi che giunge all\u2019osservazione specialistica, circa l\u201980%. Nella popolazione in et\u00e0 scolare la prevalenza delle forme primarie oscilla tra il 10 e il 20%, con lieve prevalenza del genere maschile. In relazione all\u2019et\u00e0 se ne registrano incrementi progressivi, tanto che a 13-14 anni, se si considera il verificarsi di crisi almeno mensili, la prevalenza sale intorno al 27-32%. Considerando invece la comparsa della cefalea almeno una volta all\u2019anno, tale percentuale cresce fino circa al 90%. Successivamente alla pubert\u00e0 si modifica il rapporto femmine\/maschi, che viene a collocarsi intorno al valore di 2,5:1, mantenendo la stessa tendenza anche in et\u00e0 adulta.<sup>2<\/sup><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Inquadramento clinico e disturbi associati <\/strong><\/h3>\n<p>La presentazione clinica della cefalea si differenzia da quella della cefalea nell\u2019adulto, la presenza di alcuni sintomi pu\u00f2 essere dedotta solo dal comportamento del bambino, soprattutto prima dei 5-6 anni di et\u00e0, come per esempio la qualit\u00e0 e sede del mal di testa, la minore vivacit\u00e0 o l\u2019irritabilit\u00e0 del piccolo paziente. Risulta inoltre importante ottenere informazioni sulla familiarit\u00e0 per il disturbo e la ricerca di eventuali fattori scatenanti o favorenti le crisi, tra i quali si riscontrano alimenti, variazioni del ritmo sonno-veglia, life-events o situazioni antecedenti. La cefalea si associa ad altre patologie neurologiche, psichiatriche e cardiovascolari. In particolare, nei bambini e negli adolescenti, essa si associa pi\u00f9 frequentemente a disturbi d\u2019ansia e dell\u2019umore, epilessia, tics ed altri disturbi del neurosviluppo quali ADHD e difficolt\u00e0 di apprendimento, disturbi del sonno<sup>3-4<\/sup>. In particolare, l\u2019andamento cronico della cefalea, ovvero la persistenza di una cefalea per pi\u00f9 di 14 giorni al mese per pi\u00f9 di 3 mesi o nel caso dell\u2019emicrania per pi\u00f9 di 8 giorni al mese per pi\u00f9 di 3 mesi induce ad individuare la presenza di tali comorbilit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Come intervenire <\/strong><\/h3>\n<p>Le cefalee influiscono molto sulla qualit\u00e0 di vita dei bambini che ne soffrono. Per questo motivo \u00e8 importante non sottovalutare il problema quando si presenta, rivolgersi con serenit\u00e0 al medico competente non appena compaiono i primi sintomi e capire quale sia la causa del dolore per trovare il rimedio pi\u00f9 efficace. Risulta chiaro come la parola d\u2019ordine sia PREVENIRE.<\/p>\n<p>Diverse terapie complementari e alternative ai farmaci gi\u00e0 noti ed impiegati da tempo, risultano essere efficaci, come gli studi scientifici ci indicano<sup>5<\/sup>. Tra questi, l\u2019uso di nutraceutici quali magnesio, coenzima Q10, 5-idrossi-triptofano, melatonina, vitamina D, vitamina B2 sembrano utili nella riduzione dell\u2019intensit\u00e0 del dolore, della frequenza delle crisi e del ricorso alla terapia di attacco. La loro formulazione &#8211; unita ad adeguate modalit\u00e0 di somministrazione e alla ridotta probabilit\u00e0 di effetti collaterali &#8211; ha contribuito a favorire il miglioramento dei piccoli pazienti e l\u2019aderenza al trattamento, migliorandone ulteriormente l\u2019efficacia.<sup>6<\/sup><\/p>\n<p>Pertanto, la presa in carico precoce e globale del bambino\/adolescente affetto da mal di testa, ovvero l\u2019intervento del pediatra di famiglia, lo specialista cefalologo e lo psicologo, comportano una migliore gestione della cefalea, evitano il verificarsi della cronicizzazione della cefalea stessa, restituiscono al soggetto una buona qualit\u00e0 di vita riducendo il rischio dell\u2019abuso di analgesici, pi\u00f9 frequente in et\u00e0 adolescenziale ed adulta, nonch\u00e9 lo stress correlato alla sintomatologia cefalalgica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong style=\"font-size: 14px;\">Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14px;\">1. International Classification of Headache Disorders 3rd edition (ICHD-3), Cephalalgia 2018<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14px;\">2. Zellini F, Guerrini R. Cefalee in et\u00e0 evolutiva. Gior Neuropsich Et\u00e0 Evol 2012;32:1-3<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14px;\">3. Tozzi E, Gammella C, Onofri A et al. The Psychopatological comorbidities in children with chronic headaches. The Journal of Headache and pain 2017,18 (suppl1):111<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14px;\">4. Torres-Ferrus M, Vila-Sala C, Quintana M et al. Headache, comorbidities and lifestyle in an adolescent population.. Cephalalgia 2019 Jan;39(1):91-99<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14px;\">5. Dalla Libera D, Colombo B, Pavan G et al. Complementary and Alternative Medicine (CAM) use in an Italian cohort of pediatric headache patients: The tip of the Iceberg. Neurol Sci 2014 May;35 Suppl 1:145-8<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14px;\">6. Onofri A, Mazzilli M, Gammella C et al. The use of neutraceuticals in childhood and adolescence headaches. The Journal of Headache and Pain 2018,19 (suppl1):80 <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cefalea in et\u00e0 evolutiva, come per l\u2019adulto, ha assunto frequenza e caratteristiche tali da renderla spesso una malattia invalidante con impatto nella qualit\u00e0 di vita importante. Si ripercuote in maniera negativa sulla vita ludica, scolastica e relazionale dei bambini, cos\u00ec come dei genitori e dell\u2019intero nucleo familiare. Essa ha rappresentato da sempre il simbolo della malattia psicosomatica i cui fattori propriamente neurologici interagiscono con altri pi\u00f9 propriamente psicologici. La conoscenza di entrambi questi aspetti \u00e8 fondamentale per comprendere la reciproca modulazione e per poter calibrare gli interventi in funzione delle specificit\u00e0 situazionali. &nbsp; Classificazione ed epidemiologia Dal 2018 abbiamo a disposizione una nuova classificazione delle cefalee, che fa seguito alla versione provvisoria ICHD 3-beta del 2013, ma nella quale rimane costante la divisione in cefalee primarie e cefalee secondarie. Le forme primarie sono: emicranie, cefalee tensive, cefalalgie autonomico-trigeminali e altre forme particolari dell\u2019et\u00e0 evolutiva1. Sono proprio le cefalee primarie a costituire la maggioranza dei casi che giunge all\u2019osservazione specialistica, circa l\u201980%. Nella popolazione in et\u00e0 scolare la prevalenza delle forme primarie oscilla tra il 10 e il 20%, con lieve prevalenza del genere maschile. In relazione all\u2019et\u00e0 se ne registrano incrementi progressivi, tanto che a 13-14 anni, se si considera il verificarsi di crisi almeno mensili, la prevalenza sale intorno al 27-32%. Considerando invece la comparsa della cefalea almeno una volta all\u2019anno, tale percentuale cresce fino circa al 90%. Successivamente alla pubert\u00e0 si modifica il rapporto femmine\/maschi, che viene a collocarsi intorno al valore di 2,5:1, mantenendo la stessa tendenza anche in et\u00e0 adulta.2 &nbsp; Inquadramento clinico e disturbi associati La presentazione clinica della cefalea si differenzia da quella della cefalea nell\u2019adulto, la presenza di alcuni sintomi pu\u00f2 essere dedotta solo dal comportamento del bambino, soprattutto prima dei 5-6 anni di et\u00e0, come per esempio la qualit\u00e0 e sede del mal di testa, la minore vivacit\u00e0 o l\u2019irritabilit\u00e0 del piccolo paziente. Risulta inoltre importante ottenere informazioni sulla familiarit\u00e0 per il disturbo e la ricerca di eventuali fattori scatenanti o favorenti le crisi, tra i quali si riscontrano alimenti, variazioni del ritmo sonno-veglia, life-events o situazioni antecedenti. La cefalea si associa ad altre patologie neurologiche, psichiatriche e cardiovascolari. In particolare, nei bambini e negli adolescenti, essa si associa pi\u00f9 frequentemente a disturbi d\u2019ansia e dell\u2019umore, epilessia, tics ed altri disturbi del neurosviluppo quali ADHD e difficolt\u00e0 di apprendimento, disturbi del sonno3-4. In particolare, l\u2019andamento cronico della cefalea, ovvero la persistenza di una cefalea per pi\u00f9 di 14 giorni al mese per pi\u00f9 di 3 mesi o nel caso dell\u2019emicrania per pi\u00f9 di 8 giorni al mese per pi\u00f9 di 3 mesi induce ad individuare la presenza di tali comorbilit\u00e0. &nbsp; Come intervenire Le cefalee influiscono molto sulla qualit\u00e0 di vita dei bambini che ne soffrono. Per questo motivo \u00e8 importante non sottovalutare il problema quando si presenta, rivolgersi con serenit\u00e0 al medico competente non appena compaiono i primi sintomi e capire quale sia la causa del dolore per trovare il rimedio pi\u00f9 efficace. Risulta chiaro come la parola d\u2019ordine sia PREVENIRE. Diverse terapie complementari e alternative ai farmaci gi\u00e0 noti ed impiegati da tempo, risultano essere efficaci, come gli studi scientifici ci indicano5. Tra questi, l\u2019uso di nutraceutici quali magnesio, coenzima Q10, 5-idrossi-triptofano, melatonina, vitamina D, vitamina B2 sembrano utili nella riduzione dell\u2019intensit\u00e0 del dolore, della frequenza delle crisi e del ricorso alla terapia di attacco. La loro formulazione &#8211; unita ad adeguate modalit\u00e0 di somministrazione e alla ridotta probabilit\u00e0 di effetti collaterali &#8211; ha contribuito a favorire il miglioramento dei piccoli pazienti e l\u2019aderenza al trattamento, migliorandone ulteriormente l\u2019efficacia.6 Pertanto, la presa in carico precoce e globale del bambino\/adolescente affetto da mal di testa, ovvero l\u2019intervento del pediatra di famiglia, lo specialista cefalologo e lo psicologo, comportano una migliore gestione della cefalea, evitano il verificarsi della cronicizzazione della cefalea stessa, restituiscono al soggetto una buona qualit\u00e0 di vita riducendo il rischio dell\u2019abuso di analgesici, pi\u00f9 frequente in et\u00e0 adolescenziale ed adulta, nonch\u00e9 lo stress correlato alla sintomatologia cefalalgica. &nbsp; &nbsp; &nbsp; Bibliografia 1. International Classification of Headache Disorders 3rd edition (ICHD-3), Cephalalgia 2018 2. Zellini F, Guerrini R. Cefalee in et\u00e0 evolutiva. Gior Neuropsich Et\u00e0 Evol 2012;32:1-3 3. Tozzi E, Gammella C, Onofri A et al. The Psychopatological comorbidities in children with chronic headaches. The Journal of Headache and pain 2017,18 (suppl1):111 4. Torres-Ferrus M, Vila-Sala C, Quintana M et al. Headache, comorbidities and lifestyle in an adolescent population.. Cephalalgia 2019 Jan;39(1):91-99 5. Dalla Libera D, Colombo B, Pavan G et al. Complementary and Alternative Medicine (CAM) use in an Italian cohort of pediatric headache patients: The tip of the Iceberg. Neurol Sci 2014 May;35 Suppl 1:145-8 6. Onofri A, Mazzilli M, Gammella C et al. The use of neutraceuticals in childhood and adolescence headaches. The Journal of Headache and Pain 2018,19 (suppl1):80<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3140,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[112],"tags":[],"class_list":["post-3139","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-benessere-bambino"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Le cefalee dell\u2019et\u00e0 evolutiva: cosa sapere e come intervenire - Laborest<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/laborest.com\/it\/le-cefalee-delleta-evolutiva-cosa-sapere-e-come-intervenire\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Le cefalee dell\u2019et\u00e0 evolutiva: cosa sapere e come intervenire - Laborest\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"La cefalea in et\u00e0 evolutiva, come per l\u2019adulto, ha assunto frequenza e caratteristiche tali da renderla spesso una malattia invalidante con impatto nella qualit\u00e0 di vita importante. 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Sono proprio le cefalee primarie a costituire la maggioranza dei casi che giunge all\u2019osservazione specialistica, circa l\u201980%. Nella popolazione in et\u00e0 scolare la prevalenza delle forme primarie oscilla tra il 10 e il 20%, con lieve prevalenza del genere maschile. In relazione all\u2019et\u00e0 se ne registrano incrementi progressivi, tanto che a 13-14 anni, se si considera il verificarsi di crisi almeno mensili, la prevalenza sale intorno al 27-32%. Considerando invece la comparsa della cefalea almeno una volta all\u2019anno, tale percentuale cresce fino circa al 90%. Successivamente alla pubert\u00e0 si modifica il rapporto femmine\/maschi, che viene a collocarsi intorno al valore di 2,5:1, mantenendo la stessa tendenza anche in et\u00e0 adulta.2 &nbsp; Inquadramento clinico e disturbi associati La presentazione clinica della cefalea si differenzia da quella della cefalea nell\u2019adulto, la presenza di alcuni sintomi pu\u00f2 essere dedotta solo dal comportamento del bambino, soprattutto prima dei 5-6 anni di et\u00e0, come per esempio la qualit\u00e0 e sede del mal di testa, la minore vivacit\u00e0 o l\u2019irritabilit\u00e0 del piccolo paziente. Risulta inoltre importante ottenere informazioni sulla familiarit\u00e0 per il disturbo e la ricerca di eventuali fattori scatenanti o favorenti le crisi, tra i quali si riscontrano alimenti, variazioni del ritmo sonno-veglia, life-events o situazioni antecedenti. La cefalea si associa ad altre patologie neurologiche, psichiatriche e cardiovascolari. In particolare, nei bambini e negli adolescenti, essa si associa pi\u00f9 frequentemente a disturbi d\u2019ansia e dell\u2019umore, epilessia, tics ed altri disturbi del neurosviluppo quali ADHD e difficolt\u00e0 di apprendimento, disturbi del sonno3-4. In particolare, l\u2019andamento cronico della cefalea, ovvero la persistenza di una cefalea per pi\u00f9 di 14 giorni al mese per pi\u00f9 di 3 mesi o nel caso dell\u2019emicrania per pi\u00f9 di 8 giorni al mese per pi\u00f9 di 3 mesi induce ad individuare la presenza di tali comorbilit\u00e0. &nbsp; Come intervenire Le cefalee influiscono molto sulla qualit\u00e0 di vita dei bambini che ne soffrono. Per questo motivo \u00e8 importante non sottovalutare il problema quando si presenta, rivolgersi con serenit\u00e0 al medico competente non appena compaiono i primi sintomi e capire quale sia la causa del dolore per trovare il rimedio pi\u00f9 efficace. Risulta chiaro come la parola d\u2019ordine sia PREVENIRE. Diverse terapie complementari e alternative ai farmaci gi\u00e0 noti ed impiegati da tempo, risultano essere efficaci, come gli studi scientifici ci indicano5. Tra questi, l\u2019uso di nutraceutici quali magnesio, coenzima Q10, 5-idrossi-triptofano, melatonina, vitamina D, vitamina B2 sembrano utili nella riduzione dell\u2019intensit\u00e0 del dolore, della frequenza delle crisi e del ricorso alla terapia di attacco. La loro formulazione &#8211; unita ad adeguate modalit\u00e0 di somministrazione e alla ridotta probabilit\u00e0 di effetti collaterali &#8211; ha contribuito a favorire il miglioramento dei piccoli pazienti e l\u2019aderenza al trattamento, migliorandone ulteriormente l\u2019efficacia.6 Pertanto, la presa in carico precoce e globale del bambino\/adolescente affetto da mal di testa, ovvero l\u2019intervento del pediatra di famiglia, lo specialista cefalologo e lo psicologo, comportano una migliore gestione della cefalea, evitano il verificarsi della cronicizzazione della cefalea stessa, restituiscono al soggetto una buona qualit\u00e0 di vita riducendo il rischio dell\u2019abuso di analgesici, pi\u00f9 frequente in et\u00e0 adolescenziale ed adulta, nonch\u00e9 lo stress correlato alla sintomatologia cefalalgica. &nbsp; &nbsp; &nbsp; Bibliografia 1. International Classification of Headache Disorders 3rd edition (ICHD-3), Cephalalgia 2018 2. Zellini F, Guerrini R. 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Si ripercuote in maniera negativa sulla vita ludica, scolastica e relazionale dei bambini, cos\u00ec come dei genitori e dell\u2019intero nucleo familiare. Essa ha rappresentato da sempre il simbolo della malattia psicosomatica i cui fattori propriamente neurologici interagiscono con altri pi\u00f9 propriamente psicologici. La conoscenza di entrambi questi aspetti \u00e8 fondamentale per comprendere la reciproca modulazione e per poter calibrare gli interventi in funzione delle specificit\u00e0 situazionali. &nbsp; Classificazione ed epidemiologia Dal 2018 abbiamo a disposizione una nuova classificazione delle cefalee, che fa seguito alla versione provvisoria ICHD 3-beta del 2013, ma nella quale rimane costante la divisione in cefalee primarie e cefalee secondarie. Le forme primarie sono: emicranie, cefalee tensive, cefalalgie autonomico-trigeminali e altre forme particolari dell\u2019et\u00e0 evolutiva1. Sono proprio le cefalee primarie a costituire la maggioranza dei casi che giunge all\u2019osservazione specialistica, circa l\u201980%. Nella popolazione in et\u00e0 scolare la prevalenza delle forme primarie oscilla tra il 10 e il 20%, con lieve prevalenza del genere maschile. In relazione all\u2019et\u00e0 se ne registrano incrementi progressivi, tanto che a 13-14 anni, se si considera il verificarsi di crisi almeno mensili, la prevalenza sale intorno al 27-32%. Considerando invece la comparsa della cefalea almeno una volta all\u2019anno, tale percentuale cresce fino circa al 90%. Successivamente alla pubert\u00e0 si modifica il rapporto femmine\/maschi, che viene a collocarsi intorno al valore di 2,5:1, mantenendo la stessa tendenza anche in et\u00e0 adulta.2 &nbsp; Inquadramento clinico e disturbi associati La presentazione clinica della cefalea si differenzia da quella della cefalea nell\u2019adulto, la presenza di alcuni sintomi pu\u00f2 essere dedotta solo dal comportamento del bambino, soprattutto prima dei 5-6 anni di et\u00e0, come per esempio la qualit\u00e0 e sede del mal di testa, la minore vivacit\u00e0 o l\u2019irritabilit\u00e0 del piccolo paziente. Risulta inoltre importante ottenere informazioni sulla familiarit\u00e0 per il disturbo e la ricerca di eventuali fattori scatenanti o favorenti le crisi, tra i quali si riscontrano alimenti, variazioni del ritmo sonno-veglia, life-events o situazioni antecedenti. La cefalea si associa ad altre patologie neurologiche, psichiatriche e cardiovascolari. In particolare, nei bambini e negli adolescenti, essa si associa pi\u00f9 frequentemente a disturbi d\u2019ansia e dell\u2019umore, epilessia, tics ed altri disturbi del neurosviluppo quali ADHD e difficolt\u00e0 di apprendimento, disturbi del sonno3-4. In particolare, l\u2019andamento cronico della cefalea, ovvero la persistenza di una cefalea per pi\u00f9 di 14 giorni al mese per pi\u00f9 di 3 mesi o nel caso dell\u2019emicrania per pi\u00f9 di 8 giorni al mese per pi\u00f9 di 3 mesi induce ad individuare la presenza di tali comorbilit\u00e0. &nbsp; Come intervenire Le cefalee influiscono molto sulla qualit\u00e0 di vita dei bambini che ne soffrono. Per questo motivo \u00e8 importante non sottovalutare il problema quando si presenta, rivolgersi con serenit\u00e0 al medico competente non appena compaiono i primi sintomi e capire quale sia la causa del dolore per trovare il rimedio pi\u00f9 efficace. Risulta chiaro come la parola d\u2019ordine sia PREVENIRE. Diverse terapie complementari e alternative ai farmaci gi\u00e0 noti ed impiegati da tempo, risultano essere efficaci, come gli studi scientifici ci indicano5. Tra questi, l\u2019uso di nutraceutici quali magnesio, coenzima Q10, 5-idrossi-triptofano, melatonina, vitamina D, vitamina B2 sembrano utili nella riduzione dell\u2019intensit\u00e0 del dolore, della frequenza delle crisi e del ricorso alla terapia di attacco. La loro formulazione &#8211; unita ad adeguate modalit\u00e0 di somministrazione e alla ridotta probabilit\u00e0 di effetti collaterali &#8211; ha contribuito a favorire il miglioramento dei piccoli pazienti e l\u2019aderenza al trattamento, migliorandone ulteriormente l\u2019efficacia.6 Pertanto, la presa in carico precoce e globale del bambino\/adolescente affetto da mal di testa, ovvero l\u2019intervento del pediatra di famiglia, lo specialista cefalologo e lo psicologo, comportano una migliore gestione della cefalea, evitano il verificarsi della cronicizzazione della cefalea stessa, restituiscono al soggetto una buona qualit\u00e0 di vita riducendo il rischio dell\u2019abuso di analgesici, pi\u00f9 frequente in et\u00e0 adolescenziale ed adulta, nonch\u00e9 lo stress correlato alla sintomatologia cefalalgica. &nbsp; &nbsp; &nbsp; Bibliografia 1. International Classification of Headache Disorders 3rd edition (ICHD-3), Cephalalgia 2018 2. Zellini F, Guerrini R. Cefalee in et\u00e0 evolutiva. Gior Neuropsich Et\u00e0 Evol 2012;32:1-3 3. Tozzi E, Gammella C, Onofri A et al. The Psychopatological comorbidities in children with chronic headaches. The Journal of Headache and pain 2017,18 (suppl1):111 4. Torres-Ferrus M, Vila-Sala C, Quintana M et al. Headache, comorbidities and lifestyle in an adolescent population.. Cephalalgia 2019 Jan;39(1):91-99 5. Dalla Libera D, Colombo B, Pavan G et al. Complementary and Alternative Medicine (CAM) use in an Italian cohort of pediatric headache patients: The tip of the Iceberg. Neurol Sci 2014 May;35 Suppl 1:145-8 6. Onofri A, Mazzilli M, Gammella C et al. The use of neutraceuticals in childhood and adolescence headaches. 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